E’ nella natura di DESIDERIO non essere mai soddifatto, si affanna nel tentativo di colmare una mancanza.
E’ sempre affamato di qualcosa che non può avere.
Divora tutto ciò che ha intorno illudendoi di essere sazio.
Si svuota ogni volta che cerca di ingozzarsi per riempirsi.
— Certo, parliamo.

— Il mio aspetto è questo? Ti interessa?

— No? Sicuro? ok.

— Insomma, non penso che... ma sei proprio sicuro?

— Ma proprio niente?

— Nemmeno...?

— E neanche...? e se...? no?

— Oh, beh allora... io devo, non ce la faccio, se non ti dispiace seguirmi... ti faccio capire.
Si muove tra vicoli stretti e bui.
Si attiva al calare della notte.
Rappresentato con un corpo identificabile nel femminile.

Fino ad adesso si è sempre tenuto il genere delle parole per parlare dei vari personaggi, nonostante i loro aspetti siano principalmente neutrali; ma unicamente nel caso di Desiderio, nella sua forma, si ha dato un genere definito, che oltretutto è pure contrario a quello che definisce la parola.

Da maschile a femminile. Questo unicamente nella sua rappresentazione fisica, Desiderio è comunque identificato nel maschile.

Prendere lo stereotipo immaginario che suscita il desiderio, una figura generalmente femminile, ma non determina il suo essere.

Desiderio deriva dal latino desiderium composto da de, che assume il significato di raggiungere qualcosa o determina una provenienza; e sidus/sideris, stella.

Deriva quindi dalle stelle, è un raggiungere qualcosa oltre se stessi materiali. Una mancanza, l’assenza dell’infinito, cerca di colmare questo vuoto infinito con cose materiali finite, effimere.

Consuma in eccedenze, si ingozza fino a morire… raggiunto il desiderio? Desiderio è vuoto insaziabile, si svuota man mano che cerca di riempirsi
desiderio che guarda le stelle